La Storia

Ultima modifica 20 novembre 2023

Gottolengo, comunità della bassa bresciana e crocevia tra le province di Brescia, Cremona e Mantova, conta circa 5.000 abitanti. Il territorio dell'attuale Comune e Parrocchia di Gottolengo si estende per 30 Km quadrati circa sulle due sponde del fiume Redone tra i Comuni di Leno, Pavone, Gambara, Isorella e Ghedi. E' stato un centro prevalentemente e fieramente agricolo fino a quando l'avvento della "rivoluzione" industriale e tecnologica del secondo dopoguerra ne ha mutato l'assetto economico e i mestieri e, alle attività agricole, si sono affiancate iniziative industriali ed artigianali di tutto rispetto. Ancora oggi, tuttavia, Gottolengo è un paese dove l'agricoltura, e tutte le attività ad essa collegate, rivestono un’importanza economica e sociale fondamentale. Basti pensare che gli addetti, nel settore agricolo, sono circa 1200 distribuiti su 130 aziende di cui almeno 110 ad indirizzo zootecnico.

Il nome di Gottolengo presenta nella toponomastica bresciana un problema di non facile soluzione. Il suffisso "engo" è, infatti, comune a molti nomi in Lombardia tuttavia, congiunto alla radice "gotto" ci dà un'etimologia quasi certamente di origine gotico-longobarda. Nel 1500 a.C. (età del Bronzo media e recente) era il più noto "Castellaro" del Bresciano portato in luce dagli scavi e lavori di livellamento agricoli del 1925: un terrazzo delimitato da due serie di pali, sopraelevato rispetto al resto della pianura per evitare alluvioni. Sono state reperite numerose testimonianze (suppellettili, tombe) di insediamenti gallici, mentre diverse lapidi (tra cui quella collocata nella parte esterna del coro della chiesa parrocchiale ) testimoniano la presenza di insediamenti romani. Il Castellaro fu abbandonato, probabilmente già in epoca preistorica, per un altro villaggio, secondo la leggenda, collegato al primo da una galleria sotterranea. Il piccolo e nuovo villaggio sorse poi dove oggi esiste il paese ed in esso vennero eretti, in tempi successivi, una torre romana e un tempio pagano sulle cui rovine fu costruita la prima chiesa parrocchiale del luogo, quale momento religioso di emancipazione e di indipendenza dalla pieve del Corvione. Anche il territorio deve ritenersi un feudo longobardo donato sin dal secolo VIII alla nascente Badia Leonese da Re Desiderio. In epoca Medievale e rinascimentale era un borgo murato di notevole importanza con una cinta in grado di racchiudere l'intera superficie abitata. Questo impianto, fortemente condizionato dalle esigenze fortificatorie, rappresentava anche l'apparato difensivo del paese e fu costruito intorno al XIII secolo dai Monaci di Leno. Nel Medioevo Gottolengo apparteneva infatti alla Badia Benedettina Leonese dalla quale venne staccandosi col decadere della medesima conquistando nel contempo e, quasi d'un tratto, autonomia civile e religiosa intorno al sec. XV. Saccheggiato orribilmente dai Lanzichenecchi nel 1521 il complesso decadde e non venne più riattato. Oggi, salvo alcune tracce del fossato e del muro di scarpa visibili nella zona occidentale, ai resti di una torretta sul lato meridionale e ad alcune murature inglobate nelle case di abitazioni, ne è rimasta soltanto l'impronta urbanistica. All'interno del borgo sorgeva un fortilizio che ne costituiva il caposaldo principale o, forse come è più probabile, la residenza gentilizia e la sede giurisdizionale. Parte di questo complesso, sito al centro del paese a oriente della piazza, si è conservato. L'edificio è stato da alcuni anni restaurato e adibito alla raccolta dei reperti archeologici rinvenuti negli anni sul territorio. Gottolengo vanta anche belle pagine nella storia italiana degne da giustificare lo stemma araldico del Comune in cui spiccano i 3 gigli di Francia, probabilmente regalati, nel 1521 dal governo transalpino, per la fedeltà combattiva del paese nei confronti di Venezia alleata dei francesi. Nome chiaramente romano è quello di Solaro grande cascinale che è stato anche frazione di Gottolengo. Esso deriva da "solarium" che significa più precisamente "terrazzo soleggiato" o anche per qualche studioso "fondo, suolo". E' stata avanzata l'ipotesi, non provata ma verosimile, che l'insieme ricalchi un precedente castello. Solaro, in origine frazione di Gottolengo sorta intorno alla pieve, oggi è un grande e suggestivo cascinale, dall'interessante struttura architettonica, immerso nella campagna, ricco di storia e tradizioni e attorniato da diverse cascine minori. Fino all'immediato II dopoguerra e prima dei grandi scioperi degli anni '48 e '50, in seguito ai quali molti gottolenghesi emigrarono nelle grandi città e all'estero, Solaro è arrivata a contare fino a 1500 abitanti, per lo più braccianti agricoli, distribuiti nelle varie cascine della zona. I più anziani oggi ricordano senz'altro ancora l'importanza che Solaro ha avuto per l'economia di Gottolengo.

Durante il colera del 1836 venne costruito il "Lazzaretto" di cui si conservano sicure vestigia in una modesta Santella sita nella fossa dell'antico Castellaro.

La Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo fu edificata nel 1746 su progetto di Domenico Praladini allievo di Antonio Corbellini. Gli altari di marmo sono di Domenico Carboni. Su quello maggiore spicca la pala dell'"Immacolata con santi" (1770) ultima opera di Giambettino Cignaroli autore anche della "Cattedra di S.Pietro". Vi si trovano inoltre una "Sant'Eurosia e un’"Ultima cena" di Palma il Giovane; la "Via Crucis" di Sante Cattaneo e decorazioni di Antonio Franzoni (1836-1932) di Gottolengo e del bergamasco Galizzi. L'organo fu costruito dai Serassi a metà dell'ottocento. In sacrestia è conservato un medaglione (1784) di Pietro Scalvini e decorazioni del Teosa. Molto interessante è pure la croce a stile della prima metà del '400.

Nel 1479 sorse, sulla casa lasciata in eredità dall'orefice Ludovico da Fontanella, il Convento dei Carmelitani. Il Comune donò 16 mila mattoni per la sua costruzione. Nel 1650 il monastero passò agli Scalzi o Riformati che tolsero dall'altare la pala di S. Girolamo sostituendola con quella di S.Giovanni della Croce e di S.Teresa del Gesù. Il Convento fu soppresso nel 1797 e trasformato in ospedale. Rimase aperta solo la Chiesa intitolata a S.Girolamo, il cui originario soffitto a capanna venne coperto da un altro ad arco, successivamente rimosso. Alla fine degli anni ottanta un gruppo di restauratori polacchi portò alla luce anche gli affreschi originali della Chiesa che, nel corso dei secoli, erano stati coperti da vari strati di intonaco. I dipinti, ivi conservati, sono attribuiti al Romanino che, secondo alcune fonti, vi lavorò nel 1534. Degna di nota per la sua preziosità è la cinquecentesca statua lignea, qui custodita, della "Madonna del Carmine" opera dell'intagliatore Clemente Zamara.

Alle porte del paese si può ammirare anche il piccolo santuario detto dell'Incidella ( o di Santa Maria in Scutella o della Scodella) costruito nel '600 sopra una cappelletta preesistente. Qui, secondo lo storico Malvezzi, possedeva nel secolo VIII un allevamento di cavalli il re longobardo Desiderio. "Scutella" potrebbe derivare da scuderia così come dalla forma del terreno o, più probabilmente, dalla famiglia Scutellari che qui aveva possedimenti quando sorse il tempietto. Si narra che proprio passando davanti alla Santella nel 1653 un cieco pregò la Madonna o ottenne il miracolo della vista. Fu questo episodio a motivare la costruzione della piccola Chiesa che fino ad alcuni decenni fa era arricchita da un protiro a tre arcate distrutto da un camion in manovra di cui, a seguito della realizzazione di una rotatoria che ha deviato il corso strada, è in progetto la ricostruzione.

Il rinnovato teatro Zanardelli, piccolo gioiello liberty, diventato, e vogliamo lo sia sempre più, il centro della vita culturale e civile del paese e punto di riferimento della bassa bresciana accoglie ogni anno un denso programma di appuntamenti nell'ormai collaudata e tradizionale messa in scena della "stagione teatrale" di Gottolengo.


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